Questa volta si potrebbe dire che ‘giochiamo in casa’ perché presentiamo il libro della nostra giornalista Cristina Parente che per una volta da intervistatrice diventa intervistata. - Cristina, come è nato il libro? “Potrei dire per caso, ma non è esatto. Lo spunto è stata un’immagine della natura. L’anno scorso, a inizio estate, passeggiavo a San Rocco di Camogli, mia oasi di pace e di camminate all’aria aperta, quando a un tratto sono stata letteralmente folgorata da un fascio di luce attraverso le nuvole. Non avevo uno stato d’animo sereno perché uscivo dalla fine di un rapporto sentimentale, e quel riflesso rappresentò per me un segno del destino, una sorgente luminosa dalla quale è nata la mia prima poesia “La vita oltre le nuvole” che poi ha dato il titolo all’intero libro. Nella mia mente, ma soprattutto nel mio cuore, ero convinta che la poesia fosse l’inizio di una raccolta e, sfruttando il succedersi delle stagioni, ho dato voce al mio percorso interiore, un lento crescendo di sentimenti, di consapevolezza e di viaggio verso una ritrovata serenità. Come scrivo nella mia introduzione: “Eros e Thanatos accompagnano in duetto ritmico il percorso dell’anima e della natura, all’interno di un ciclo esistenziale che inizia in estate e termina alla fine della primavera. Un incipit atroce, travagliato, sprofondato nel dolore, nell’angoscia, per poi riaffiorare lentamente, attraverso i mesi, alla vita, alla saggezza, all’amore, per se stessi e per gli altri, per i nostri cari, in special modo.” - Che ruolo hanno le nuvole nel tuo percorso poetico e interiore? “Innanzitutto adoro le nuvole, da sempre le nuvole hanno ispirato i poeti, come riporto in una delle citazioni di apertura del libro: “I poeti sono imbottigliatori di nuvole.” [Dino Segre], e quante volte da bambini abbiamo giocato con esse ritrovando nelle loro forme oggetti e animali diversi. Nel mio libro le nuvole sono qualcosa di più, sono il mio alter ego, la voce di un monologo interiore, che rivolto alle nuvole diventa dialogo. Come scrivo nell’introduzione: “Quando tutto si pensa perduto, occorre aggrapparsi con forza alla speranza, a un tramonto sul mare, all’eco di un gabbiano, al calore del sole, alla brezza d’estate, alla morbidezza della neve, in una parola, alla Vita. E alzando il capo verso il cielo ci sarà sempre la nostra nuvola pronta ad ascoltarci, a tenerci compagnia, così come in ciascuna lirica ricorre la parola nuvola.” - Ci hai parlato di una sorta di viaggio interiore, ci puoi spiegare meglio? “Il libro può avere due piani di lettura: uno poetico e uno psicologico, in quanto la mia sofferenza iniziale percorre il tempo e si modifica, io mi trasformo, acquisisco maturità e serenità, attraverso l’accettazione del dolore, trasformando la rabbia in amore, amando me stessa, gli altri e la natura. “Muto e tramuto/ nel fluire del tempo/nell’angoscia/ che stringe/ forte come acciaio./Mi sento in trappola/ vorrei scappare/ o rifugiarmi/ dentro me stessa?”[Metamorfosi] - E grazie a cosa ritrovi serenità? “Grazie a uno sguardo più accondiscendente verso me stessa e la vita, amando se stessi si riesce ad amare gli altri, e se in noi c’è rabbia e dolore non può esservi posto per l’amore e la gioia. E’ un percorso lento e doloroso, ma alla fine si viene ricompensati, come una sorta di miracolo. E allora la gioia si stenta a trattenerla: “A tratti mi sembra/ di tornare bambina/ sorridere col cuore/e inventare mille giochi/ La fatica non mi spaventa/ l’entusiasmo mi esalta/salto, rido, scherzo e strillo/ come una scimmia innamorata”[Gioia di vivere]. - Hai scritto sempre e solo poesie? “Ho iniziato a scrivere poesie, molto semplici, attorno ai vent’anni, e diciamo che, tranne per più o meno brevi periodi, non ho più smesso. Dalla poesia mi sono cimentata nei racconti e poi nel mio primo romanzo, in attesa di essere pubblicato. Per me scrivere è fondamentale, come lo era fino a qualche anno fa dipingere, mia primaria forma di espressione, ancor prima del linguaggio. Spero di tornare a dipingere presto perché è un’arte forse ancora più liberatoria dello scrivere, anche se mi sottrae più energie della scrittura. - Hai già in mente una tua prossima produzione? “Ho già in mente un altro libro di poesie, ricco di tantissimi componimenti, ho già scelto il titolo e la copertina. Spero soltanto di essere scelta da un editore..!”
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